SCUOLA di

KARATE SHIBUMI

SHIBUMI

Se si dovesse esprimere con una sola parola il concetto di Shibumi si potrebbe scegliere: “sobrietà”.

Shibumi è un termine giapponese entrato in uso durante il Periodo Edo (1603-1867) per indicare il concetto estetico di bellezza che siamo soliti associare alla semplicità di un giardino Zen o alle forme armoniose di un manufatto particolarmente essenziale ed elegante.

Letteralmente Shibumi significa “astringenza”, come la caratteristica del sapore di un frutto acerbo, o di un vino giovane che deve essere affinato in botte affinché le sue componenti tanniche si ammorbidiscano. Ciò rimanda ad un ideale di bellezza grezza, ruvida, la cui nobiltà deriva dalla sobrietà e dalla semplicità, che si collegano con i concetti di austerità, frugalità, riservatezza.

L’idea di Shibumi è associata alla bellezza non appariscente, quella che deriva appunto dall’essenzialità delle forme, dei colori, dei materiali. Shibumi è un sottile equilibrio che si ottiene mediante una ricerca della semplicità, intesa come ciò che è essenziale, senza eccessi di sorta, e pertanto assolutamente notevole.

Nelle arti del movimento ciò si traduce con una gestualità elegante ed essenziale, in cui ogni piccolo dettaglio contribuisce all’insieme armonizzandosi perfettamente con tutto il resto e con ciò che circonda.

La calma che pervade lo spirito mentre si contempla un esempio di imperfetta armonia, dalle linee scarne, come quello delle onde di ghiaia in un giardino Zen, è un esempio lampante di ciò che lo spirito dello Shibumi incarna.

Ed il Karate, con quel suo essere “vuoto” cui lo stesso nome si riferisce, è l’esempio perfetto dell’essenza Shibumi.

Shibumi non è qualcosa che si possa imparare, bensì piuttosto qualcosa che è necessario riscoprire in se stessi. Si tratta perciò di un viaggio, o se si preferisce un cammino (Do), all’interno del proprio animo, alla ricerca di ciò che realmente conta, dell’essenza delle cose.

Onde di ghiaia in un giardino Zen.

«La bellezza persuade in se stessa gli occhi degli uomini,

senza necessità di alcun interprete.»

 

William Shakespeare

Un classico esempio di Shibumi è il Suiseki cioè la cosiddetta “arte delle pietre suggestive” che consiste nello scovare, “allevare” e poi presentare pietre particolari, capaci di suscitare emozioni in chi le contempla. Un’arte antica che cerca di restituire la bellezza essenziale dell’opera secolare della natura celando il lavoro umano che sta dietro all’opera stessa.

Ecco di seguito alcune istantanee dell’opera “Il Dojo” di Alessandro Fava, che si è cimentato con questa difficile arte sapendo stupirci, come ogni volta, con le sue poliedriche qualità...

Suiseki

“Il Dojo”, opera di Alessandro Fava, di tipo Isogata-ishi (rocce scogliera) realizzata con roccia sedimentaria su daiza (basamento) di erica arborea (2008).

Vista d’insieme con lo scoglio.

Dettaglio.